Antonia dipinge su un terrazzo.
Il colore è il vero protagonista delle sue opere.
Il gesto veloce del suo pennello stende il colore in accostamenti liberi di gamme tenui o accese, opache o brillanti: il blu, il verde, i bruni, improvvisamente accesi da macchie di rosso scarlatto, di bianco o di oro, l’ultima sua ispirazione, trovano un’armonia tutta particolare nelle sue composizioni.
Ma non ci sarebbe valorizzazione senza la luce, quella luce tutta romana che Antonia cerca infaticabilmente, lavorando anche per 14 ore di fila sul terrazzo del suo palazzo, con una vista a 360° gradi sulla città.
E’ come se Antonia stesse cercando una via d’uscita dal caos postmoderno, ricreando un equilibrio, del tutto personale, in cui le macchie di colore non sono che le note di una melodia.
Sporadicamente dall’amalgama cromatica emerge una forma leggera, delle volte ben delineata, altre volte confusa come un miraggio, come una visione espressionista che l’occhio dello spettatore non ha diritto di mettere a fuoco, perché è solo nella mente dell’artista che l’idea trova la sua forma e li deve continuare ad essere custodita gelosamente; la ricerca della verità da parte del fruitore non può che rimanere un’interpretazione soggettiva.
Sviluppando il tema dell’Oriente l’Artista si concentra soprattutto sul rapporto tra arte e natura.
La natura non viene focalizzata per la sua infinità di forme, bensì per la sua infinità di gamme cromatiche e gli accostamenti tra esse.
Ognuna delle cinque stagioni presenti nel calendario Giapponese, è rappresentata dai suoi colori. Il rosso e il bianco dei ciliegi in fiore per la primavera, il giallo acceso dell’estate, il verde nella stagione delle piogge, i bruni dell’autunno e il blu argenteo, il bianco e l’oro di una notte invernale al chiaro di luna.
Così come l’intera filosofia della natura, tipica della cultura orientale, viene sviluppata per note di colore. Le pietre e l’acqua, elementi fondamentali del giardino giapponese, si risolvono in stesure più decise di grigi e bianchi; il movimento di una farfalla in volo, viene reso da improvvisi è più veloci campi sfumati di blu, verde o rosa, che emergono da un’atmosfera confusa in perenne metamorfosi.
La leggerezza delle forme orientali, la sottile grafica dell’arte giapponese, la leggiadria dell’icona femminile tanto cara alla cultura del Sollevante, si focalizzano nell’eterea e impalpabile delineazione di una geisha, sporadico tributo di Antonia alla forma, pur se risolta in una stesura raffinata di gamme rosa e lillà.
Anche nei materiali utilizzati dall’Artista è presente il richiamo all’Oriente.
La carta, il lino, il legno e il vetro sono i supporti utilizzati, su cui viene steso il colore all’acquerello, alla tempera o all’olio, un olio molto diluito, in un mix di originalissima invenzione.

Antonia Caterina Manca di villahermosa