MOMENTI A SANTIAGO

Santiago del Cile con la sua architettura neoclassica e coloniale non si vede, ne si vedono i raduni popolari, ne si possono guardare i paesaggi intorno seminati di cactus, ciò che si vede è un paesaggio trasfigurato dal colore, sfumato dal ricordo, stravolto dall’occhio di chi immagina all’indietro e toglie l’inessenziale nelle impressioni che gli restano.
Nelle tele dipinte con impeto e con vigore da Antonia Covarrubias i palazzi sono travolti dai colori che li nascondono e li sciolgono, i paesaggi sono graffiati da solchi curvi color terra che sembrano venirti addosso, e il colore fa da traccia e da perimetro alle forme che sembrano immagini istantanee prese in corsa, tenute insieme da un gesto d’istinto e di forza.
Ai verdi e agli azzurri che sfumano in lontananza sono contrapposti i marroni e i rossi più scavati e sovraesposti , ai verdi e agli azzurri più astratti e pubblici sono contrapposti i segni della terra e i rossi più intimi e personali e timidamente sentimentali.
Nelle tele di Covarrubia si susseguono mari ai margini delle tele, verdi specchiati sull’acqua, banchine di legno, cieli bianco nuvola,quartieri popolari, finestre che escono dal colore in lontananza e sono tutti elementi che in apparenza sfuggono ma che poi restano indelebili negli occhi di chi ci è passato accanto, come fossero scie di tempo rimangono impresse come una sorta di immagini senza montaggio, senza scheletro evidente, solo scie di colori che testimoniano il passaggio e il tempo.
In Antonia Covarrubia il colore è confine e sentimento e i suoi luoghi più intimi e consueti sono sommersi e nascosi allo sguardo di chi non li conosce, ombrelloni, capanni e villaggi tendono a scomparire nelle sue pennellate forti, nelle sue percezione rapide di folla in movimento, nella sensazione di fiumi e di canali che passano e scorrono e che talvolta scolano nella tela mai saturata completamente.
Covarrubias è pittrice che non si serve degli schematismi del disegno ma disegna direttamente col colore che le resta nel ricordo tenendo per se stessa e celando al mondo la sua vita intima, la sua nostalgia evidente, lasciando agli altri solo l’ impressione sfumata del suo sentimento che talvolta ci travolge con i suoi solchi, i suoi scoli e i suoi tagli tracciati di getto, con i suoi segni pieni di coraggio.
Questa artista cilena è anche la sintesi di due culture differenti, quella spagnola e in fin dei conti europea e quella amerinda, più sfumata ma comunque presente. Le due culture si fondono nei lontani paesaggi del Cile che evocano lontananza ma che appaiono anche molto vicine all’espressionismo forte e aggressivo della pittura spagnola, il coloniale si unisce ai cactus del deserto dando un senso di esotico e di nostalgico, dove si scorge un Sud America mai del tutto chiaro, sempre filtrato dallo sguardo personale dell’artista, scomposto in scolature e segni struggenti che rendono sempre e comunque riconoscibile l’autrice al interno della produzione artistica che la circonda.

Simone Vricella